sabato 5 settembre 2009

La "naturale" civiltà


Il rapporto tra natura e uomo è un rapporto ancestrale, i più importanti pensatori di tutte le epoche concordano nel dire che l'uomo in natura era un selvaggio senza regole che in nome della propria sopravvivenza uccideva e sacrificava i suoi simili. Uno per tutti Hobbes e il suo "homo homini lupus" nonchè "homo mulieribus lupus" tanto per non escludere anche le donne che da sempre seppur indirettamente hanno partecipato e hanno fatto parte della vita "umana".
E spesso ho sentito accostare il concetto di "natura" alla donna, professando, altri per lei, la sua naturale propensione a fare o ad appartenere ora a questo ora a quello.
Le semantiche femministe vedono anch'esse coloro che professano una "naturalezza" della donna vuoi come richiamo quasi new age vuoi come istintualità più genuina dei bisogni e delle sensazioni delle donne e soprattutto della loro libera esternazione e messa in pratica.
E' inutile dire quale è stato e quanto attuale sia anche oggi il più naturale dei temi legato alle donne: "la maternità", oggetto di riflessioni per antonomasia.
Su questo tema quindi si potrebbe dire e scrivere per ore partendo dai tempi ancestrali, tali a cui risale la dialettica sulla maternità della e nella donna, salvo poi dissertarne gli uomini per le donne stesse ma qui non voglio parlare di quanti hanno detto e deciso in nome delle donne ma riprendendo e soffermandomi sul binomio-assioma della naturalità/maternità parlerò dell'esperienza di questa estate che mi ha lasciato perplessa a dir poco e ha scatenato questa riflessione.
Come si può in nome della "natura" far passare giorni, ore interminabili ad una mamma con in grembo il suo bambino perso? E' quello che è accaduto a mia cugina quando prima di effettuare la miocentesi i medici si sono accorti che il battito cardiaco del piccolo non era più presente e così come una delle cose più naturali, come si potrebbe chiedere più zucchero nel tè, le hanno detto che aveva perso il bambino che portava in grembo da 2 mesi e che l'ultima volta che aveva visto in ecografia qualche settimana prima era più o meno grande come un fagiolino.
Ora queste sono cose che succedono ovvio e ne accadono anche di peggiori, sono quelle cose per cui nessuno può fare nulla, accadono e basta ogni spiegazione, valutazione, responsabilità è demandata a livelli superiori ai quali possiamo solo appellarci, senza sperare di avere una qualche risposta.
Quello che invece è di nostra competenza e per nostra intendo dell'umanità, è quando ad una persona, nella fattispecie una mamma, le si comunica che ha perso il proprio bambino e che deve tornare a casa ad aspettare qualche giorno per favorire un aborto "naturale" che se e solo se non avviene poi sarà allora effettuato in ospedale.
Allora io mi chiedo cosa sia naturale e in nome di quale "naturalezza" si può agire senza il rispetto verso la persona. In natura, se ci riferiamo a quella vera, quella degli animali, dove pure si verificheranno situazioni simili, non c'è la possibilità di poter essere sostenuti, aiutati e seppur in natura, quella animale, non esistono atteggiamenti e comportamenti fini a loro stessi, mentre l'uomo è capace di gesti efferati verso i propri simili completamente intenzionali, gli animali non hanno altra scelta se perdono il cucciolo che stavano "covando", devono sì aspettare che la natura faccia il suo corso. Premesso poi che non sappiamo noi cosa una femmina animale se potesse scegliere, opterebbe e che comunque il lutto e il rammarico per esso esiste anche nel mondo animale, "naturale", non vedo allora perchè avendo la scelta non possiamo usufruirne liberamente in nome della "naturalità".
Perchè noi esseri umani, che siamo o dovremmo essere nella scala animalequello più evoluto, quando ci fa più comodo ci rifacciamo a concetti credendo di alleviare la nostra esistenza e che invece proprio perchè a mio avviso ne vanno contro, ce la complicano? Non rispettando un aspetto che fa parte dell'essere umano, la sensibilità, che può appartenere a livelli maggiori o minori ma che interessa ognuno di noi.
Mi viene anche il dubbio che comportamenti simili siano adottati in nome di una scienza, quella medica, che spera di essere più "professionale", più paradossalmente "razionale".
A voi le vostre riflessioni, le mie le avete appena lette.

domenica 19 luglio 2009

Dedicato a te

Io quando ballo cerco di trovare sempre un buon motivo in me, un'ispirazione? Non proprio quella magari la uso quando preparo le coreografie ma quando salgo sul palco mi piace dedicare quello che andrò a fare a qualcuno in particolare e così è stato anche quest'ultima volta.

Dedicato a te:

martedì 14 luglio 2009

Ricordi di stagione...

Con il caldo si sa la fiacca aumenta e l'appetito a volte langue, non a me purtroppo, e così si cercano piatti veloci ma gustosi, possibilmente unici e allora quale è meglio del Cous Cous, ovviamente sto parlando di quello fresco e non quello che in 5 minuti si fa con l' acqua calda, utilissimo ma certamente un diverso da quello fresco, vabbè come per ogni cosa un conto è la lasagna fatta in casa e un altro è quella confezionata, come dire tutto il mondo è paese.
Sorvolo su come prepararlo perchè ci vogliono giorni se fatto in casa e quindi diciamo che lo compreremo fresco in banchi al mercato o negozi gestiti da arabi e di solito "rivolti" ad un cliente arabo, qui a Roma Piazza Vittorio ma io ad esempio l'ultimo pacco l'ho preso a Porta Portese.
In generale vi consiglio la grandezza media, per questioni di cottura, quello fine si spappola quello grande ci mette di più e può a volte risultare crudino, soprattutto se usate la pentola apposita

composta da due parti nella parte inferiore cuocete le verdure o la carne o il pesce insomma il condimento per il cous cous mi raccomando deve essere brodoso anche perchè mentre cuoce il vapore deve lessare il cous cous che si trova nella parte superiore della pentola.
Oggi ho preparato quello di verdure (il mio preferito) in realtà mi sono arrangiata con quello che c'era in casa (pomodori , carote, melanzane). ho soffritto un di olio e aglio ho poi messo giù le carote e fatte soffriggere poi i pomodori e infine le melanzane che ho fatto un cuocere poi ho aggiunto acqua calda per fare il brodo e lasciato insaporire( faccio così solo per non lessare le verdure che sennò saprebbero di meno) aggiungendo sale, peperoncino ( pochissimo) e ho ultimato la cotture delle verdure nel brodo.
Quando il cous cous è stato pronto ho versato un preparato di quelli da supermercato apposta per il cous cous (Ducros) e l'ho mischiato infine ho aggiunto le verdure e il sughetto e portato tutto a tavola. Una volta servito nei piatti ho aggiunto un altro di brodo delle verdure per renderlo più gustoso ( il cous cous tende ad assorbire in fretta i liquidi).

Ultimi accorgimenti il cous cous una volta cucinato andrebbe fatto riposare un coperto, in realtà ci vorrebbero i piatti tipo questo


ma insomma anche noi in Italia abbiamo dei piatti in ceramica o in coccio, io uso quelli che possono essere una buona soluzione, ultimo trucco se i fori della vostra pentola per il cous cous sono troppo larghi mettete una garza per impedire che il cous cous scenda nel fondo della pentola.
Infine se non avete una pentola per il cous cous potete prendere un buon tegame fondo e mettere uno scolapasta superiore dove lasciare il cous cous a cuocere ( il principio è lo stesso) oppure ancora più semplicemente preparare gli ingredienti separatamente ma certo il sapore ci rimette.
Insomma se non abbiamo proprio tutto l'occorrente possiamo arrangiarci...

Per un tocco proprio arabo, algerino nello specifico...un di menta alla fine invece del basilico o in mancanza o se non vi piace andrà bene lo stesso il basilico che in fondo è pur sempre un prodotto mediterraneo.

giovedì 2 luglio 2009

Anche i più grandi artisti italiani lo ricordano/5

Da "Il Messaggero" del 01/07/2009

Il mio amico Michael Jackson

di Franco Zeffirelli

ROMA (1 luglio) - Avvenne allo stadio Flaminio nel 1988. Organizzammo una festa a casa mia assieme a Quincy Jones, il suo produttore. Invitammo Sofia Loren, che venne con il figlio. E c’erano Arbore, Ramazzotti, Bertolucci... Lui fu sensazionale, gentilissimo, beneducato, per nulla arrogante, un angelo. Indossava la sua uniformetta rossa, era anche innamorato. Non portava ancora i segni delle deturpazioni orrende che i chirurghi gli hanno poi lasciato in faccia. Gli restituii la visita nel 1991, in occasione del matrimonio di Liz, la Taylor, che sposava in abito giallo di Valentino il suo ottavo marito, Larry Fortensky, un oscuro manovale dal quale ha poi divorziato. Ero fra i duecento invitati, compresi i due presidenti Usa Gerald Ford e Ronald Reagan, e Gregory Peck con la moglie, a Neverland, il ranch di Jackson (nella foto con Liz Taylor e Franco Zeffirelli, ndr), che aveva offerto la sua sontuosa dimora, con un parco di piante stupende, al ricevimento di nozze.

Fu fantastico e dolcissimo anche in quel frangente. In un’altra occasione dovevo consegnargli un libro che mi aveva chiesto, e lo facevo con piacere capitai da lui in estate. Era molto caldo, mi dissero se potevo attendere perché Michael riposava ancora. In giardino c’era un sacco di biciclettine, macchinette, giocattoli. Amava stare con i bambini, con dei cuccioletti intorno, ma non ha mai usato loro violenza. Sono state le madri tremende di alcuni, assetate di soldi, a montare storie assurde, coartando i ragazzini perché dicessero certe cose contro Jackson.

Lui ha sempre solo tentato di ricostruire la propria infanzia. Ha sofferto molto. Si è fatto sfigurare, si è lasciato andare al meccanismo dello star system, stritolato dalle operazioni, dai farmaci, dai soldi, dai debiti e ancora dai soldi. Ma era un fenomeno vero. Un talento naturale esploso in tutto il mondo. La sua fine tragica non può non averci colpito. Terribili le descrizioni del suo corpo, ridotto alle sole ossa, con nello stomaco unicamente tracce di medicinali. Michael è stato un bambino dolce e insicuro. E un bambino non meritava questo tragico the end.

mercoledì 1 luglio 2009

Anche i più grandi artisti italiani lo ricordano/4

Dal "LA STAMPA" del 27/06/2009

Mina ricorda Michael Jackson:

Un bambino d'oro e di paura

Se ne è andato un bambino. Che, probabilmente, non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant’anni. Che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro. Tante facce, troppe facce e nessuna definitiva, nessuna serena. Se ne è andato un bambino. E con lui se ne è andato il suo talento. Adesso, quelli della musica «dotta», sia classica che jazz, riusciranno a valutare il suo lavoro più serenamente.

Lo avevano soprannominato il re del pop. Termine vagamente derisorio se non dispregiativo col quale si usa definire la corrente musicale di carattere commerciale. Ma lui immagino che ne andasse fierissimo. Era esattamente quello che voleva. Arrivare diritto al cuore di tutti. E il bambino che se ne è andato, lì è arrivato e lì rimarrà. Nonostante la sua storia personale molto dura. Un padre violento che lo segnerà e atterrirà per sempre togliendogli dalla faccia e dal cuore anche il più piccolo segno di spensieratezza. Michael lo aveva dolorosamente svelato prima nella sua autobiografia Moonwalk, poi ne aveva parlato, fino ad arrivare alle lacrime, nell’intervista televisiva di Martin Bashir, nel 2003, dove raccontò che il padre, durante le prove o le sessioni di registrazione, ad ogni errore lo picchiava con la cintura o con qualsiasi altra cosa gli capitasse sotto tiro. Una notte, mentre lui dormiva, il padre piombò nella sua stanza da letto dalla finestra indossando una maschera terrorizzante e urlando a squarciagola. Da allora Michael soffrì di incubi e visse nel terrore che qualcuno lo rapisse.

Non c’è bisogno di scomodare Sigmund Freud per capire che da quel lungo trauma non è mai guarito. Le cifre della sua carriera sono fantasmagoriche, le più alte in assoluto sia come numero di spettatori che come numero di dollari percepiti. Eppure il bambino se ne è andato lasciando un mare di debiti. Un mare di chiacchiere. Un mare di delicati problemi legali. Un mare di parassiti. Un mare di enigmatica equivocità. Ma la musica, purtroppo o per fortuna, la musica non prende in considerazione alcuna piccolezza terrena, la musica rimane al di sopra delle teste dei suoi portatori, la musica svincola dalla storia umana. E il bambino che se ne è andato lascia dietro di sé l’oro della sua arte e il disegno animato delle sue sembianze fisiche.