mercoledì 2 luglio 2008

Non si sa come nè perchè...

Ieri finalmente dopo un mese di stop ho ripreso danza con una serie di 4 incontri "speciali" in cui affrontiamo coreografia, espressione, ritmi e, nell'ultimo pezzo di lezione, l'ascolto di alcuni brani da interpretare che ci vengono per l'occasione tradotti così che, capendone il senso, possiamo davvero danzarli.

Ci voleva proprio la lezione di ieri che mi ha rimesso in pace con il mondo, mi sono svegliata con il sorriso sulle labbra, un pò da ebete, sapendo che in serata sarei andata a lezione, e come gli innamorati novelli, camminavo a qualche centimetro dall'asfalto, e non solo perchè era bollente, ho quasi rischiato di arrivare in ritardo a timbrare il cartellino e nonostante questo il mio sorrisino stampato non appassiva.

Qualsiasi problema o contrattempo sapevo non mi avrebbe rovinato una giornata così , neanche la capa ufficio stressata che aggredisce chiunque incontri, e infatti la lezione poi è stata fantastica e oggi i postumi da innamoramento continuano con sospiri e non vedendo l'ora che sia domani per poter tornare a danzare...











Salua la mia insegnante nello spettacolo teatrale
"Abir-Profumo d'oriente"; magica nella sua espressività.

Buona danza a tutte, sempre :)!

mercoledì 11 giugno 2008

La lanterna ritrovata


Nel fine settimana scorso come al solito sono andata, con il mio compagno, nella nostra casina fuori Roma, casa che stiamo cercando di rendere abitabile dopo che è stata lasciata un pò a se' per anni dopo che la scomparsa di mio padre ci ha lasciato tutti un pò smarriti.
Così arrivati al punto di dover prendere una decisione: lasciare o andare avanti, vendere o tenere casa, io e il mio ragazzo abbiamo deciso di reagire e prendere in mano la situazione.
Certo non è facile, la casa è abbastanza grande e sarebbe da ripitturare sia dentro che fuori, il giardino, enorme, e sarebbe anche lì da rifare sia per quanto riguarda le piante (tante e cresciute selvaggiamente) sia per quanto riguarda il mattonato ma proprio non ce la sentivamo di arrenderci così, in un certo senso quella è la nostra casa di famiglia e venderla sarebbe stato come un pò perdersi.
Quindi abbiamo deciso che piano piano il nostro obiettivo sarà quello di rinverdire questa casa e renderla un posto piacevole in cui poter stare, non che ora non lo sia ci si può stare comunque benissimo ma certo mettendola a posto per bene ci sarebbe una bella differenza.

Così lo scorso fine settimana (come da gennaio nonostante il freddo che ha fatto e i vari "ma dove andate con questo freddo! Ma chi ve lo fa fare il fine settimana invece di divertirvi!") siamo andati lì e nel mettere a posto il garage tra rastrelli, sdraio, tagliaerba, ferri, e vecchie canne da pesca ho ritrovato una vecchia lanterna giapponese, di mio padre, a cui lui era molto affezionato e che mi ricordo appesa nell'ingresso quando già da bambina ero incuriosita da tutto quello un pò diverso e particolare, e stavo lì sotto a guardare tutte le miniature che mi sembravano indecifrabili così alte per me così piccola, mi sembrava che i loro sorrisi tra il malinconico e il posato mi prendessero un pò in giro perchè da lì sotto non riuscivo a parlare con loro.

Ho preso in mano questa lampada e finalmente dopo anni ho potuto ammirarla: tante piccole raffigurazioni di gashie, di vita quotidiana su tasselli di legno scuro e carta; così l'ho pulito tutto con estrema delicatezza e forse sbagliando ho tirato via l'impianto elettrico che mio padre aveva fatto, e ho riportato la lanterna alla luce.
Ho deciso quindi che una delle stanze della casa sarà dedicata a lei, alla lanterna giapponese, che mi ha regalato un tenero ricordo disperso nel cuore.

lunedì 9 giugno 2008

Dedicato a lui (Hayez)

"La preghiera del mattino" V. Vela


Se vi è rimasto un po' di tempo libero tra oggi e domani e vi trovate nei pressi del Quirinale, vi consiglio di andare a vedere la mostra sull'Ottocento. Io sono andata sabato mattina con il beneficio della tranquillità di non trovare la massa e infatti è stato così, all'entrata non c'era nessuno o meglio si entrava tranquillamente senza fare alcuna fila.

La mostra è articolata in varie sale ognuna con lo scopo di illustrare attraverso le opere d'arte un determinato momento storico dell'Ottocento che solo tutt'ora sta ritrovando la dovuta, a mio avviso, riconsiderazione storica ed artistica e nello specifico si sta rivalutando anche un pittore con Hayez (tra i miei preferiti) ma non solo.

Il percorso si apre subito con due grandi opere tra cui "Il quarto stato" di Pellizza da Volpedo e due magnificenti statue del Canova "I Pugilatori" ; dei capolavori che da soli varrebbero tutta la mostra, la maestria del Canova lascia affascinati e a bocche aperte per la capacità di modulare il marmo, di saper definire le vene e la tensione muscolare degli atleti, la concentrazione che precede la sfida agonistica..da perderci ore ad ammirarli.

La prima sala è didicata all'età Napoleonica dove c'è la prima raffigurazione di Napoleone quale imperatore anche del Regno d'Italia per mano di Andrea Appiani; poi si prosegue con la sala che ci proietta in un'arte a servizio della riscossa futura dell'Italia dagli invasori, ecco quindi opere di Hayez dedicate a eventi di moderna storicità italiana con "La congiura dei Lampugnani" che ripropone la congiura contro Galeazzo Maria Sforza nel 1476 ma si affermano anche i ritratti delle casate più importanti non più però volte ad celebrarne la potenza ma a sottolinearne l'umanità la chiave individuale, umana dei personaggi, i legami familiari, si affaccia la corrente del Romanticismo che ritroviamo infatti in pieno nella sala attigua in cui nei quadri prendono posto vedute paesaggistiche che colgono la realtà della vita, scorci di luce, ma anche di vita quotidiana reale.

"Malinconia" o pensiero malinconico- Hayez

Giungiamo così a gli anni trenta dell'Ottocento in cui il nudo e i ritratti riprendono la scena artistica grazie ad esecuzioni quali quelle di Hayez e Piccio, rispettivamente a Milano l'uno e a Bergamo-Cremona l'altro.


Ma da lì ad un decennio ci troviamo coinvolti nella polemica contro le Accademie, così i principali attori della scena artistica cercano nuove iconografie, da notare la bellissima scultura di Vincenzo Vela "La preghiera del mattino" che insieme alla "Malinconia" di Hayez rendono in pieno lo spirito tormentato dell'uomo ottocentesco. Grazie poi, negli anni '40 e '50, al successo verdiano del Nabucco ritrova nuovo slancio anche il vero reso tramite la pittura storico-biblica.


"Il bagno di Betzabea"- Hayez



Si arriva così anche al "Bacio" di Hayez (forse la sua opera più conosciuta) che riassunse in sé una serie di allegorie politiche che resero l'opra subito famosa ma anche altrettanto screditata dai critici del Novecento almeno fino a questa mostra.


Dopo l'Unità di Italia, da cui nasce il secondo percorso della mostra, si vedono rappresentati i Macchiaioli con la loro visione del vero in cui si lascia il posto a raffigurazioni di contadini, delle Macchiaiole appunto, che centra l'indagine ad un'analisi positivista; mentre emerge, tramite le numerose esposizioni organizzate in tutta Italia, il peso che il verismo sociale è stato capace di focalizzare, sia come mezzo di denuncia della guerra che di avvenimenti storici importanti per l'Italia, impressionante il quadro che raffigura "Gli ultimi momenti di Mazzini morente" di Silvestro Lega in cui il Mazzini condottiero- combattente non è che un semplice vecchietto ormai inerme su un letto, stanco, scavato come qualsiasi altro uomo.

Ma il verismo provoca anche correnti di ribellione, i così detti Scapigliati in cui il soggettivo viene privilegiato a dispetto dei canoni tradizionali a favore di legami ed affetti sottintesi.

Al volgere del secolo la prima Triennale di Brera è il ricettacolo del cambiamento artistico italiano in cui convergono la corrente verista sì ma anche il divisionismo, legato alle moderne leggi della visione ottica che scompone il fenomeno del colore e della luce.

Il periodo storico "Ottocento" infatti è ricco di variazioni e stati d'animo differenti che convivono e che sfoceranno anche nel Simbolismo, oltre che produrre opere come il "Ritratto di Yvette Guilbert" di Medardo Rosso un po' troppo sperimentale per l'epoca( e anche per me) ma che sarà apprezzato invece molto dai futuristi.

Insomma una bella mostra anche questa che spero di avervi illustrato nel migliore dei modi, ora me ne rimane una (per ora) quella sul Quattrocento al Museo del Corso ma ancora ho tempo!.
Alla prossima, e vi lascio con un'opera di Hayez che non conoscevo ma che mi ha affascinato molto "La Venere" ritratto della ballerina Carlotta Chabert.


domenica 25 maggio 2008

E piacque a...


Eccomi qui dopo non so neanche io quanto tempo, tanto, anche troppo senza farmi più sentire.

In queste settimane sono cambiate molte cose, il nuovo lavoro "istituzionale" è cominciato, le cose vanno abbastanza bene e non intendo affatto lamentarmi perché è un buon posto sia come retribuzione che come orari ma chiaramente c'è comunque un MA.

Sarò indubbiamente io senza neanche l'ombra di dubbio che non sono fatta per le aziende è più forte di me ma io il lavoro preferisco viverlo asetticamente se è qualcosa che non mi appartiene più di tanto. Non fraintendete ma quello che stona le mie giornate è dover passare il tempo con persone che vivono per l'azienda e si aspettano da te questo coinvolgimento e sarò io l'aliena ma per me non è così la mai vita non appartiene loro e anzi fuori di lì è sopra le righe ed è per questo che in settimana tengo a non mischiare le cose; se sapessero che studio danza orientale, che ascolto musica araba, che il mio piatto preferito è il cous cous, che sto arredando la mia casa con mobili algerini, che il mio compagno è un musicista penso che troverebbero tutto questo eccentrico e strano. Invece da impiegata modello vado fin troppo bene, lavoro troppo velocemente tanto da mettere in cattiva luce quelli che stanno lì da una vita e non fanno un cavolo accumulando pratiche che poi smaltirò io, sono quella che va sempre in pantaloni e maglietta, struccata e con gli occhiali per poi arrivare a casa e mettersi le lenti a contatto truccarsi e vestirsi un po' più femminile. Magari anzi sono fin troppo austera, magari gradirebbero un po' di femminilità in più, sicuramente ma francamente alle 6 del mattino proprio non ci tengo a farmi bella per loro, e visto che devo andare lì a lavorare non ritengo di dover essere tutta in tiro come la maggior parte di loro fanno.

Un po' questa situazione mi diverte, essere una "Diana Prince"...in ufficio occhialoni, e capelli legati e poi uscita...grandi anelli, collane etniche, gonnellone, tacchi, insomma un'altra persona!.




Se solo sapessero....ma magari anche no!. ;)


venerdì 2 maggio 2008

Il primo di una serie

Ritratto di giovane romana (Dorotea)
(1513, Sebastiano del Piombo)


Ieri 1 maggio ho passato la giornata a spasso per Roma, ho riscoperto questa città natia che però in realtà tendo spesso a trascurare; così ho scoperto angoli nascosti, vicoli che si aprono su cortili arcati, piazzette pittoresche che un tempo chissà hanno ospitato i romani veraci quelli che andavano in giro vestiti alla Rugantino per capirci, me li sono immaginati con le loro bisacce a camminare tortuosamente sulle strade di sampietrini e le donne più anziane sedute sulle sedie agli angoli delle case con intorno ogni tanto un rumore di zoccoli sulle strade di pietra di qualche spaurita carrozza di un aristocratico benestante.
Ho ripercorso il tragitto che faccio tutte le mattine per andare a lavoro ma ho avuto il tempo di guardarlo.

Arrivata a Largo Argentina mi sono poi infilata alla mostra di Sebastiano del Piombo a Palazzo Venezia, che consiglio se vi piace il genere ma anche no perché obiettivamente un talento simile è comunque da ammirare.

La mostra si snoda in 5 sale più o meno e i quadri presenti sono significativi, l'apertura è affidata ai primi quadri quando ancora Sebastiano Luciani viveva a Venezia dove incontrò il suo mecenate, il Duca Chigi che lo volle condurre a Roma affascinato almeno inizialmente dalla sua eloquenza e dalle sue doti di musico; qui a Roma grazie al suo mentore si introduce nel giro dei pittori più famosi come Raffaello di cui sarà il rivale e di Michelangelo con cui stingerà un'amicizia indissolubile che li vedrà collaborare in diversi quadri; da lui Sebastiano riuscirà a fondere i colori della scuola veneziana alla precisione grafica della scuola toscana in un risultato grandioso in quadri come la rappresentazione della Sacra Famiglia in un paesaggio;
la particolarità di questo pittore è stata anche quella di saper fondere nella tecnica italiana la mimica delle figure rivoluzionando la staticità delle figure nei quadri come nella Pala di San Crisostomo in cui la prospettiva non è più frontale ma spostata sulla sinistra con il Santo che legge e le figure di donne che guardano lo spettatore non senza celare simboliche gestualità salvifiche.

La mostra affronta quindi la crescita artistica di Sebastiano inquadrandolo nella sua epoca storica, e infatti non credo sia un caso se sia stata fatta proprio a Palazzo Venezia sede del Papato dell'epoca e del suo committente più importante Papa Clemente VII e Papa Paolo III di cui ha lasciato ritratti degni di essere visti.

Ma la sua grandezza si vede anche dall'influenza che ha avuto sugli altri pittori, soprattutto spagnoli, che hanno a volte anche ripreso suoi quadri cercando di reinterpretarli (lasciatemi dire però con scarso successo se confrontati con l'originale) infatti soprattutto in Spagna, Sebastiano sarà molto conosciuto e amato da vari committenti che faranno sì che la sua fama sarà apprezzata perfino dal Velazquez.

Bellissimi anche i ritratti, ne scelgo solo alcuni:

La Vergine Saggia












Il ritratto di Andrea Doria


Per chi non potrà andarci ecco un riassunto esaustivo dei quadri presenti all'esposizione ma ovviamente dal vivo, per dimensioni e anche grazie all'allestimento di Luca Ronconi sono un'altra cosa:




Ultima curiosità è noto come Sebastiano del Piombo perché durante l'assedio dei Lanzichenetti a Roma nel 1527 fu l'unico artista importante a non abbandonare il Papa rifugiatosi a fatica a Castel Sant'Angelo che per ringraziarlo, alla fine dei disagi, lo nominò curatore dei piombi papali una delle mansioni di maggior prestigio obbligandolo però a farsi prete una scelta però che forse non fu tale visto che dall'esperienza del sacco di Roma Sebastiano rimase molto turbato fino a diventare molto chiuso in se' e questo lo si nota proprio dall'ultimo periodo dei suoi quadri improntati solamente ai temi sacri, alla sofferenza e soprattutto al modo intimistico con cui usa la luce e le ombre (d'altronde è stato allievo del Giorgione) da cui traspare tutto il suo stato d'animo che segnerà l'ultimo tratto della sua vita mortale.